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Le origini del Pensiero europeo. Intorno al corpo, la mente, l’anima, il mondo, il tempo, il destino
recensione di Gian Paolo Renello
22/05/2006

Autore R. B. Onians
Titolo originale The Origins of European Thought: About the Body, the Mind, the Soul, the World, Time and Fate
Casa editrice Adelphi
Luogo di pubblicazione Milano
Data di pubblicazione 2002
Numero di pagine 648
ISBN 8845914097

Questo volume è la storia di un viaggio straordinario, compiuto attraverso il tempo e lo spazio, la mente e il corpo dell’uomo, da oriente a occidente, testimonianza di un lavoro che R. B. Onians iniziò, ancora studente, nel 1922 e portò a una prima conclusione organica dopo 18 anni, nel 1940, ormai docente a Cambridge per poi ulteriormente rielaborarlo fino all’edizione inglese del 1954.

Il punto di partenza dello studioso è il tentativo di dare una risposta a quelle che già nell’antichità erano domande essenziali per l’uomo: cosa accade con e dopo la morte, qual è la natura della mente e quali sono i suoi processi, cos’è l’anima e, questione alla base di tutte le altre, cosa significa il corpo e cosa ne rappresentano le sue varie parti per l’uomo e gli altri esseri animati. Sulla scorta di queste domande altre poi se ne aggiungono: la struttura del mondo, la sua origine, il destino, il tempo. Nel tentativo di cercare le risposte che i Greci e Romani si sono dati, Onians ricostruisce i percorsi mentali e immaginari dell’uomo antico, risalendo, dove occorra, anche all’uomo mesopotamico, ne esamina le credenze e le conoscenze, ne studia i modi in cui queste vengono messe in relazione e soprattutto, in una sorta di metodo Stanislawski applicato alla filologia, cerca di ricostruire dentro di sé “l’animus” dell’uomo di cui parla. Uno studio affascinante, condotto con un acume e un’intuizione pari solo alla competenza scientifica di altissimo livello dimostrata, sorretta da una evidente e profonda passione e per l’argomento che affronta. Non potendo dare un resoconto dell’intero volume mi limito ad un breve e parziale saggio di come Onians, sulla scorta di una messe di fonti sterminata, ricostruisce il concetto di psiche.

Scopriamo così che nell’antichità parole tipiche dell’epos omerico come thumòs (lat. fumus) e psyché occupavano ambiti differenti in relazione al corpo umano, essendo il primo legato certamente al respiro e quindi al petto e ai polmoni (frenes in greco e praecordia in latino) mentre il secondo risiedeva soprattutto nella testa. Le conseguenze di questa concezione non sono di poco conto: il thumòs era destinato a venir distrutto con la morte dell’essere in cui albergava, mentre la psyché, vero spirito vitale, sopravviveva e anzi spesso veniva rappresentato come “ombra” avente la stessa forma del corpo cui apparteneva. Onians mostra molto bene come al thumòs greco corrispondesse un Io cosciente, intelligente e pensante, ovvero razionale, mentre alla psyché corrispondeva invece un Io non razionale, legato ad esempio alla profezia; non si può non vedere in questo che l’antichità, ancor prima dei Greci e dei Romani, aveva avuto un’intuizione che doveva approdare, alla fine del XIX secolo, alle teorie psicoanalitiche di Freud. A proposito della psyché l’idea che essa risiedesse nella testa ha contribuito non poco a rendere quest’ultima sacra sotto tutti gli aspetti. Se la sacralità della testa era dovuta alla convinzione che in essa vi fosse l’anima vitale, tale anima era a sua volta connessa con il cervello, visto come una sorta di liquido a sua volta legato al midollo cerebrospinale (un liquido anch’esso vitale) e infine, spingendo ulteriormente questa analogia, con il liquido vitale per eccellenza: lo sperma. La testa è insomma sia la persona, sia la fonte generatrice di altre vite e su di essa si concentra la maggiore attenzione degli antichi; da qui l’uso, fra l’altro, della decapitazione, gesto che serviva sia a privare dell’anima i nemici, sia anche a conservarla nel caso di persone amate. Gli esempi addotti da Onians sono numerosissimi; a questi ne aggiungerei altri rinvenibili ancora duemila anni dopo nei racconti cavallereschi medievali. In “Sir Gawain e il Cavaliere Verde”, durante il periodo natalizio alla corte di Re Artù, capita all’eroe come avventura di dover tagliare la testa ad un misterioso cavaliere verde su esplicito invito di quest’ultimo. Subito dopo la decapitazione, il cavaliere prende in mano la propria testa ancora viva, la quale oltretutto parla e graziosamente dà appuntamento a Gawain di lì a un anno nella sua residenza per subire a sua volta lo stesso trattamento. Ora leggendo il testo di Onians si può avanzare l’ipotesi che il colore verde del cavaliere non sia casuale: la radice di questa parola sarebbe infatti la stessa di vir, vires, verres (in italiano verro – porco), verna e virga, ovvero è la radice di una parola che indicherebbe in origine il maschio sulla base del liquido seminale che egli emette, (sanscr var=acqua, vrsan=maschio), collegato quindi alla linfa vitale e alla generazione; in altre parole alla vita. In realtà non tutte queste etimologie presentate dallo studioso sono esatte: esse, considerando anche il periodo, erano desunte in massima parte, spesso in maniera forzata, dall’indoeuropeo e non potevano che solo parzialmente ricorrere ad una fonte differente quale quella sumero-accadica, per ricostruire parte della terminologia greca e latina. tuttavia i termini virga, vireo, (da cui verde) sono effettivamente collegati alla nascita (virga significa rampollo, si pensi a virgulto) e forse, per analogia, alla generazione. Il Cavaliere verde del racconto, indubbiamente un essere oltremondano, è altresì un essere dotato di linfa vitale e quindi non può, letteralmente, perdere la testa, ovvero perdere la fonte di questa linfa vitale. Anche nelle fiabe appare l’importanza della testa: non di rado l’eroe di una favola deve entrare in una casa circondata da una palizzata su cui sono impiantate delle teste.

Ancora non va dimenticata la celebre novella di Boccaccio, la V della IV giornata, in cui la protagonista, Lisabetta da Messina, innamorata di un giovane garzone a servizio dai fratelli, scopre che questi lo hanno ucciso. Disperata si impadronisce della testa dell’amato e la sotterra in un vaso di basilico che, naturalmente, da quel momento cresce rigogliosissimo. Forse anche l’usanza di rappresentare la testa sulle monete sin dall’antichità deriva da questo complesso e intricato insieme di concezioni sulla testa. Ma torniamo al libro. Da questa veloce serie di collegamenti esso ci conduce ad ulteriori riflessioni e ricostruzioni del pensiero antico in grado di spiegare fenomeni apparentemente assai distanti fra loro: dal significato della castità per l’uomo antico, al perché fino a tutto il medioevo le donne erano considerate prive di anima (nel senso di psyché), da espressioni quali “olio di gomito” o “unto del Signore”, ad altre come “sciogliere le ginocchia”, oppure da gesti quali inginocchiarsi allo strapparsi i capelli per il dolore.

Nel ricostruire questa ed altre forme di pensiero Onians tesse una rete vasta e ricca di nodi e di relazioni che intrecciano, a partire da un ordito costituito dal “corpo”, una trama fatta di pensieri e concetti che ad esso fanno riferimento. Lo studio di Onians è esemplare per il modo in cui tutte le conoscenze in possesso vengano fatte interagire per ottenere un sapere che vada ben oltre la mera somma di queste stesse conoscenze.

© Rilune 2005